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INTERVISTA A CHIARA MACI - 'COME VIVERE FACENDO LA FOODBLOGGER'


Se pensi di aprire un blog per essere inondata di regali, fare le vacanze gratis e licenziarti dal lavoro, meglio leggere qui. Chiara Maci racconta la sua Vita da foodblogger, presto in tv su FoxLife.
 
 
Delle migliaia di blogger spuntate come funghi nei cinque anni passati, molte sono ancora nelle proprie cucine a spignattare per la famiglia, e solo alcune “ce l’hanno fatta”. Prima fra le poche, Chiara Maci, classe 1983, un passato nella comunicazione e blogger neppure della prima leva insieme alla sorella con il blog Sorelle in Pentola. Poi la partecipazione a Cuochi e Fiamme e il successo, tanto da tornare in tv a dicembre su Fox Life con il programma TV Vita da foodblogger, ispirato alla sua esistenza fra web e realtà.
 
Pensavo fossimo fuori tempo massimo: c’è ancora qualcuno che vuole fare il foodblogger? 
«Di spazio c’è n’è ancora molto ma io consiglio sempre di trovare una nicchia dove essere i migliori, con la propria nicchia di pubblico. Di wannabe blogger ce ne sono ancora tantissimi, ma il mio percepito nei corsi dove insegno  è che aumenti sempre di più il settore moda e travel, e che il food si sia ridimensionato. Tutti vogliono fare i fashion blogger o i travel blogger perché tutti vogliono vestirsi o viaggiare gratis, e pensano sia facile. L’investimento iniziale per aprire un blog effettivamente è zero. Io ho comprato un pc nuovo e ho speso 9 dollari all’anno per la registrazione del dominio, ma non basta per emergere, tantomeno per costruirci un lavoro. Devi avere davvero qualcosa da dire, e saperlo dire bene con uno stile personale». 
 
Ma per curiosità, tutti questi prodotti gratis arrivano sul serio? Si vive a scrocco, o meglio, «a sbafo» come racconta Camilla Baresani nel suo ultimo libro, Gli Sbafatori – dedicato al mondo “del food” e anche all’ascesa di una foodblogger in erba? 
«Le aziende regalano e regalano tanto, di cose gratis ne ricevo tante, fa piacere, ma non le chiedo. Le aziende contattano le blogger emergenti, ed emergenti siamo stati tutti, ti inviano un prodotto gratuitamente perché tu me ne parli. Non è un male, se uno assaggia e poi scrive, è che negli anni la cosa è molto degenerata. È un circo fatto di aziende e di blogger ma anche di agenzie di comunicazione e di pubblicità in cerca di numeri e di uscite…  Ai corsi dove insegno sento cose del tipo “voglio fare la blogger perché così ricevo un sacco di cose gratis, e anche se non ci guadagni, chissenefrega. Basta pagare per essere indicizzati, pagare i follower…” Così alla fine così paghi tu per avere qualcosa in regalo? Assurdo».
 
Spesso sembra davvero di leggere il copione di The Truman Show, con pubblicità nemmeno troppo occulte. Ma così si guadagna qualcosa? 
«La vera differenza la fai nel momento in cui stai davvero facendo un lavoro per qualcuno. E ti permetti di chiedere di essere pagato, in denaro, non in prodotti. Ma un conto è saper fare una ricetta, un conto è fare un intero piano di comunicazione a supporto di un prodotto, in modo professionale. Non si vive di omaggi e le aziende non pagano se non c’è un ritorno. Sembra tutto facile, ma quando hai degli obiettivi da raggiungere o fai il lavoro o non ti pagano». 
 
Ma per guadagnare con un blog  che si fa, si vendono banner pubblicitari, ricette a pagamento, consulenze? 
«C’è chi guadagna attraverso la pubblicità, e chi usa il blog come vetrina e guadagna con i corsi di cucina, di foodstyling, libri, foto e servizi professionali per aziende che manco compaiono sul blog. Oggi è più facile trovare dei clienti piuttosto che anni fa, ma i budget soprattutto all’inizio non sono alti, e devi essere capace. Devi saperti relazionare con le aziende, e non ci si improvvisa in quello».
 
Spesso si legge la storia romantica di blog nati dalla passione di casalinghe che dalla loro cucina finiscono sotto le luci della ribalta. Il sogno americano in versione digitale esiste?
«C’è di base un po’ di invidia e un po’ di diffidenza verso questa nuova attività improvvisata. Sembra che non devi studiare e manco lavorare, ma valgono le stesse regole del mondo del lavoro. Se hai delle basi, sai fare, sai sfruttare un’occasione, sai parlare la stessa lingua delle aziende, allora può funzionare. Io non sono una casalinga che ha cambiato vita, ho fatto del blog una carriera ma arrivo da un’agenzia di comunicazione. Sono la start-up di me stessa, ho applicato quello che facevo per le aziende clienti in agenzia, al “brand” Chiara Maci. Io mi sono licenziata prima di avere un blog perché ho detto di no ad un sistema, ma io sconsiglio di licenziarsi prima di essere consapevole di questa scelta e di poterti mantenere.
 
Vita da foodblogger: che cosa porti nel programma?
«È un format di cui sono anche autrice, dove racconto per 80 puntate, giorno per giorno, un aneddoto legato alla mia vita, da questo trovo un ingrediente, e da quello cucino una ricetta che ha quindi un significato per me particolare. Offro consigli per i blogger su come postare e scattare le foto delle ricette. Il mio più che un blog di ricette è un blog di racconti di vita, dove racconto la normalità, e questo sarà il programma. La gente oramai è più abituata allo straordinario che alle cose belle e brutte del quotidiano».
 
Quindi fai ancora la foodblogger?
«Se oggi raccolgo i frutti è perché i primi tre anni di blog non ho visto la luce del sole, dai 25 ai 28 anni pubblicavo circa 2 volte al giorno e di notte cucinavo. Oggi questo è un lavoro a tempo pieno, il blog e tutto quello che ci sta dietro. Ancora oggi scrivo io e rispondo io, vorrei essere come Gianni Morandi che risponde a tutti, ci provo ma a volte se non rispondo è perché non riesco. Non prenderò mai una persona che scriva per me il blog, tantomeno i social, non li darei mai a nessuno. Tutto il resto, come l’ufficio stampa e i rapporti con le aziende è in mano ad un’agenzia».
 
E se finisse tutto?
«Mi reinventerò, mal che vada mi metto a dipingere. Era la mia grande passione». 
 
 

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